Federazione Italiana Lotta Sambo

La storia del Sambo

«SAMozashita Bes Oruja» vale a dire «difesa personale senza armi» è la frase russa da cui deriva il nome SAMBO.

Per trovare le radici del Sambo bisogna risalire agli anni venti, quando, presso il Distretto Militare di Mosca e la Dinamo (Centro Sportivo della Polizia), esperti lottatori furono incaricati di raccogliere le tecniche migliori da tutti gli stili di combattimento conosciuti al mondo.

L’obiettivo era quello di creare lo stile di difesa personale più efficace per l’Armata Rossa e la Polizia Segreta chiamata Cheka (che poi divenne il KGB).

I tecnici più impegnati furono Vassilj OSCHEPKOV, primo autorevole esperto russo, Victor SPIRIDONOV, primo insegnante Oschepkovdi difesa personale della Dinamo, GALKOVSKY, SAGATELIAN, RUBANCIK, SKOLINKOV, SIDOROV, tutti studiosi degli stili di combattimento tramandati dai tempi di Genghis Khan sino all’era moderna, in quel territorio di collegamento tra Europa ed Asia che è la ex Unione Sovietica, dove possiamo trovare, ancora praticate folkloristicamente: la lotta georgiana, quella azerbaijana, quella uzbeka, quella moldava, quella kazaka, quella turkmena, quella tartara, quella mongola, etc. etc..

Va inoltre ricordato che dal 1923 Anatoly KHARLAMPIEV, insieme ad Ivan Vasilievich VASILIEV, viaggiò per anni con l’intento di perfezionare la conoscenza delle arti marziali orientali e degli stili di combattimento più classici come la lotta greco – romana, quella stile libero nonché la boxe e la scherma.

Il risultato di questi studi cambiò definitivamente il vecchio “Vsebuch” ossia il metodo di allenamento militare voluto da V. Lenin dopo la rivoluzione, nel “Sam”, poi “Samoz” ed infine “SAMBO”.

Il SAMBO, per come è stato codificato, può essere propriamente considerato la vera lotta Internazionale per antonomasia, in cui tutti i lottatori di ogni parte del mondo possono esprimersi trovando spazio per le loro caratteristiche tecnico – tattiche.

La situazione politica e la vita dell’Unione Sovietica negli anni della rivoluzione socialista, favorirono lo sviluppo di uno stile di combattimento avente connotati puramente russi e decisamente efficace come il Sambo.

Così il Governo Sovietico tolse il velo di segretezza che avvolgeva il Sambo per renderlo alla portata di tutta la popolazione civile ove si diffuse la versione sportiva inizialmente chiamata “Lotta – Sambo”.

Il 16 novembre 1938 è considerata la data di nascita ufficiale del Sambo, quando fu riconosciuto come disciplina sportiva dal Comitato Superiore per la Cultura e lo Sport dell’URSS.

Tra i fondatori, il più longevo fu A. Kharlampiev, infatti nell’immediato dopoguerra divenne Presidente della Sezione di Sambo dell’Unione Sovietica, vedendo il suo sport ottenere i primi successi in campo internazionale, per questo viene spesso ricordato come il padre spirituale del Sambo.

OGNI TECNICA di Sambo era studiata attentamente e finalizzata alle più svariate esigenze della difesa personale: per la Milizia, per la Polizia Segreta, per le Guardie di Confine, per la protezione di singole persone da immediato pericolo, per il personale di ospedali psichiatrici, per gli Ufficiali e per i soldati (con armi e senza) .

Inoltre veniva valutato il contesto e l’ambiente in cui era necessario applicare una tecnica: luogo chiuso od aperto, con tanto o poco spazio, con la vicinanza di grossi oggetti come tavoli o piccoli oggetti ma pericolosi, oppure con armi non convenzionali di possibile utilizzo.

Il Sambo ha un bagaglio ricco di tecniche suddivise nella lotta in piedi ed a terra, con sollevamenti e proiezioni, prese dolorose, leve articolari ai gomiti, ai polsi, alle spalle, alle anche, alle ginocchia ed alle caviglie, nonché tecniche di controllo a terra e di soffocamento.

Oltre alla tecnica, il Sambo studia la preparazione fisica, grazie a metodi moderni e collaudati, infatti i sambisti usano dire che un combattente deve essere tecnico ma altrettanto forte.

IL REGOLAMENTO è stato formulato per dare all’incontro sportivo le caratteristiche di uno scontro reale, con poche limitazioni, dando spazio all’iniziativa dei lottatori finalizzata a sottomettere l’avversario ed ottenerne la resa.

MaterassinaSopra una materassina rotonda si affrontano due sambisti, uno vestito di rosso e l’altro di blu, con una giacca (Kurtka), simile ad una moderna giubba legata da una cintura, con dei calzoncini corti elasticizzati (Shorti) e con delle apposite scarpette (Sambofki) che permettono la massima libertà di movimento.

Per sei minuti effettivi, senza limitazioni di prese, ma con l’unico vincolo di mantenersi attivo durante tutto l’incontro, un sambista deve prevalere sull’altro buttandolo a terra e se possibile ottenerne la resa prima del limite, grazie ad una leva articolare o presa dolorosa sia alle braccia che alle gambe.

La vittoria anzitempo è aggiudicata se chi esegue la tecnica effettua un’ampia e veloce proiezione a terra dell’avversario, rimanendo lui stesso in equilibrio sui due piedi.

Melnitsa - MulinoQuando, durante la medesima tecnica, l’esecutore perde l’equilibrio appoggiando una qualsiasi parte del corpo a terra, ottiene 4 punti; a secondo di come cade l’avversario, si attribuiscono 4 punti, 2 punti od 1 punto.

Inoltre quando un sambista, dopo l’avviso dell’arbitro, mantiene un comportamento scorretto o passivo, riceve un richiamo ufficiale ed all’avversario viene attribuito un punto; al 3° richiamo viene decretata la sconfitta.

Si può ottenere un vantaggio anche mantenendo l’avversario con la schiena a terra, controllandolo con il proprio petto al di sopra della cintura .

Questa forma di immobilizzazione applicata per 10 secondi vale 2 punti e per 20 secondi 4 punti, oltre ai quali va risolto l’incontro con una leva articolare od una presa dolorosa.

Durante un incontro non si possono guadagnare con un’immobilizzazione più di 4 punti, perché in un combattimento da strada non è garantita una soluzione favorevole dello scontro solamente con una presa di controllo e sottomissione a terra.

Infatti, chi è immobilizzato può anche attendere l’aiuto di compagni pronti a battersi per lui, quindi colui che è in vantaggio con una presa di controllo deve affrettarsi a rendere inoffensivo l’avversario.

Leva al gomitoTuttavia nell’incontro sportivo è attribuita la vittoria per netta superiorità tecnica, quando si ottengono 12 punti di vantaggio.

NEGLI ANNI CINQUANTA, poiché il Sambo non era ancora diffuso a livello internazionale, i sambisti sovietici provarono le loro qualità di lottatori ottenendo vittorie anche nello stile libero e la greco – romana.

NEL JUDO, che è lo stile di combattimento con la giacca più diffuso nel mondo e riconosciuto disciplina olimpica, i sambisti hanno ottenuto onorevoli risultati dal 1962 sino ad oggi, dimostrando che il Sambo non va sottovalutato!

E’ innegabile la stretta parentela che lega il Sambo ed il Judo, essendo le lotte con la giacca più diffuse, quindi anche la concorrenza che avrebbe potuto fare il giovane stile occidentale al vecchio antenato orientale, ma per la scarsa propaganda e divulgazione del Sambo, questo non è mai avvenuto.

Negli ultimi tre quadrienni olimpici la International Judo Federation ha applicato variazioni e migliorie al regolamento agonistico, mantenendo il Judo al passo con i tempi. In proposito qualche sambista della ex Unione Sovietica, passato al Judo seguendo l’onda migratoria dei più, dice che: “il Judo si è sambizzato!”

NEL 1966 IL SAMBO fu accolto nella FILA (Federazione Internazionale Amatori della Lotta) e come terzo stile, insieme alla greco - romana ed allo stile libero, cominciò ad essere praticato nel resto del mondo.

Nel 1973 si svolse a Teheran il 1ˆ Campionato Mondiale e da allora, in diverse nazioni, si celebrano annualmente i Campionati Mondiali, la Coppa del Mondo ed i Campionati Continentali, nonché vari Tornei Internazionali.

Nel 1980, in occasione dei Giochi Olimpici di Mosca, il Sambo sfiorò il riconoscimento ufficiale quale disciplina olimpica ma, per ragioni alquanto lontane dallo sport, perse quell’occasione.

La stessa cosa capitò per le Olimpiadi di Los Angeles nel 1984, così che il Sambo si staccò dalla FILA e dal 1985 l’attività internazionale del Sambo viene regolarizzata dalla FIAS (Federazione Internazionale Amatori del Sambo), alla quale aderiscono circa 70 nazioni. Nello stesso anno il Sambo divenne una disciplina dei World – Games.

IN ITALIA il Sambo fu introdotto e divulgato tramite la FILPJ (Federazione Italiana Lotta Pesi e Judo) e diversi sportivi italiani impararono a conoscere ed apprezzare questa dura disciplina, tanto che, alcuni “addetti ai lavori” hanno colto le sfumature tecniche tipiche della scuola dell’est, applicandole con buon esito in altre discipline.

Roberto FerrarisI sambisti italiani, anche di fronte ai colossi dell’est, hanno ottenuto alcuni lodevoli risultati a livello mondiale.

Oggi si può praticare il Sambo tramite la Federazione Italiana Lotta – Sambo (FILS), prima ed unica Federazione di Sambo concretamente esistente in Italia, che è accreditata e riconosciuta dalla FIAS.

Chi scrive, nato sportivamente come sambista nel 1979, con esperienze nel Judo anche da insegnante tecnico, ritiene sia costruttivo praticare, senza pregiudizi, Sambo e Judo insieme, poiché sono affini e si compensano a vicenda, anche se difficilmente si possono ottenere gli stessi risultati agonistici in entrambe le specialità.